enrico ha scritto:Sulle
Temnothorax nere, fra quelle che hai elencato tu solo
T. niger è da escludersi a priori perché segnalata per il Nordovest e non per la Sicilia! Le altre tre sono tutte presenti nella mia regione. Ma quali chiavi usare?
Qua per esempio
T. rottenbergii non figura..
Come aveva fatto notare qualcuno a me in passato, generalmente le scure sono specie più meridionali, per quello purtroppo come con gli endemismi quella guida dicotomica lì risulta poco utile. Tuttavia, sempre lì ti fai un idea sommaria di quali sono le chiavi del genere, per citarne alcune: carena frontale, solco epinotale, rugosità/pelosità, pre-peziolo e spine propodeali. Riguardo a queste ultime, per quanto ho visto in passato, mi son fatto l'idea siano una delle chiavi più utili in questo genere. Ovviamente è un mio parere non da esperto, ma secondo me
T. rottenbergii si caratterizza per essere una delle specie con le spine più lunghe e aciculate (alcune specie le hanno invece "piu arrotondate" in punta), inoltre in confronti passati ricordo era importante far caso pure all'inclinazione delle stesse (in alcune specie le spine puntano all'indietro quasi orizzontali, in altre al contrario sono più verticali).
Sono dettagli che se confronti nelle immagini di Antweb si nota che ricorrono all'interno degli esemplari di una specie e si distinguono a seconda dei casi con altre nel genere. Certo è un lavoro di confronti un po' certosino che prende molto tempo (però con solo 3 candidati ne vale la pena secondo me

) e che se non sei nel campo, pur se fai attenzione a un dettaglio una prima volta già la seconda rischi di dimenticartelo, a meno di non avere ogni volta un testo di riferimento chiaro (o un esperto nel settore) che ti confronta e accomuna le specie che guardi.
Le differenze saltano ben all'occhio quando sai cosa guardare.
Infatti, quando arrivo a questo punto in genere do un occhiata su testi come quello citato nel precedente intervento, dove sono più o meno indicate chiavi caratteristiche e altre informazioni utili come quali specie sono tra loro affini. Ad esempio
T. rottenbergii fa gruppo con
T. niger e
T. nigriceps: la prima l'hai esclusa tu per la distribuzione, la seconda l'avevo tolta io per la livrea non completamente scura. Quindi ci dovremmo aspettare che quella si distingua più facilmente dagli altri 2 candidati rimasti che sono tra loro affini:
T. kraussei dovrebbe avere solo le spine più lunghe di
T. angustulus ed entrambe presentano solco epinotale visibile e pre-peziolo molto angolato a differenza di
T. rottenbergii, come volevasi dimostrare. Si potrebbe ritirare in ballo pure
T. exilis (è di un gruppo differente ancora, quindi un po' dissimile) che ha varianti scure e non dubito possa essercene qualche altra che potremmo perderci, ma è meglio evitare di rompersi la testa con questo genere di dubbi almeno finché non si sono verificate le prime scelte.
enrico ha scritto:Sulle possibili Leptothorax sempre basandomi sulla checklist fatta dal prof. Rigato sembra che si trovino tutte e 5 le specie (di cui 2 parassite sociali indicate come "molto rare") al Nord, fra Alpi e Appennini
Hai fatto bene, non ricordo nemmeno più per quale ragione te le avevo proposte.
Ti dico io finora quando faccio questi ragionamenti mi documento un attimo sui testi (ma c'è chi qui dentro riesce a dedicarci molto più tempo e lo fa meglio di me

) che si trovano su Antweb o simili, che spesso enumerano qualche chiave e confrontano alcune specie (qualcosa ti avevo citato nell'intervento precedente). Di contro spesso trovi roba frammentata in diversi autori, vecchia (poco comprensibile, cioè in lingue diverse dall'inglese) e che potrebbe essere superata, purtroppo c'è la mancanza di un buon riferimento attuale per le specie nostrane. Per fare qualcosa fatto bene, ogni volta che ci si accinge a indagare in un genere, bisognerebbe avere il tempo di riassumere le cose interessanti che si trovano su diversi testi e annotarle in modo da non dimenticarsele e tirare il punto su cosa è più o meno valido a livello di chiavi attuali.
Ciò nonostante alcune considerazioni di massima secondo me le possiamo usare e ottenere qualcosa almeno nei casi meno dubbi, visto che è sempre meglio di niente. L'ambito tassonomico è comunque molto mutevole e non possiamo aspettarci di identificare tutto come perfino gli endemismi recenti ovviamente (su questi spesso è tanto se hai la fortuna di avere l'accesso alla rivista accademica in cui li descrivono la prima volta con parametri metrici statistici che saranno se va bene comprensibili a chi è mirmecologo, figuriamoci che a volte mettono in dubbio pure le specie note da più tempo, si veda
la diatriba Tetramorium caespitum/impurum).
Capisco se sembra un discorso un po' intricato cerco di spiegare i "ragionamenti" rispondendoti punto per punto così si chiarisce un po' meglio, con
Tetramorium.
enrico ha scritto:Per le Tetramorium le specie di questo genere segnalate in Sicilia (Lampedusa esclusa) sono T. diomedeum, T. punctatum, T. semilaeve (e T. semilaeve jugurtha),
Esatto guardare la distribuzione è spesso un buon modo per limitare i candidati, però nota dolente e ci ricolleghiamo a quanto dicevo, hai gli endemismi di cui mi lamentavo, cioè
T. punctatum e
T. semilaeve jugurtha (rialzata a rango di specie nordafricana ma dubbia da quel che ho letto, auguri!

).
enrico ha scritto:da aggiungersi a T. caespitum e (forse? la checklist riporta: "apparentemente molto diffuso, ma facilmente confuso con specie affini") T. impurum.
Non forse, è così.. anzi peggio!

Questo è proprio un caso esemplare: due specie che nei testi passati venivano descritte e ben distinte ...peccato che poi scopri che recentemente tutto il gruppo caespitum/impurum ha una similarità tale che è in corso di revisione (
mi riferisco ancora a qui). Però abbiamo una costante che questo gruppo si distingue bene dalle altre: nel genere sono quelle nere, monoginiche privilegiate e di taglia maggiore (le regine soprattutto, ma pure le operaie in proporzione). Per tale motivo dicevo che rossastre sono di solito le altre specie meridionali che ti restano fuori. Con rossastre come al solito s'intende una tendenza: cioè che se ne trovi una rossa puoi essere sicuro, ma se ne trovi una non necessariamente arancio ma marrone (che non vuole dire nera) potrebbe comunque essere dello stesso formicaio della rossa (la solità variabilità

).
enrico ha scritto:T. meridionale che citavi invece è segnalata per "centrosud e sardegna" quindi non dovrebbe esserci nel conto.
Tanto meglio, anche se sarebbe stata la più facile da escludere da quello che s'intuiva nelle foto (colore più pallido, striature orizzontali sul capo).
enrico ha scritto:Se di queste tu sei sicuro che quelle possibili siano solo T. semilaeve e T. diomedeum (che non ho informazioni per escludere geograficamente a questo punto, visto che tutto quello che so è che in Sicilia si trova), per colorazione e poliginicità (che non ho avuto modo di accertare sulle mie ma mi sembra sicuramente molto possibile), allora già avremmo ristretto il campo, ma come andare oltre?
Non ho sicurezze perché non mi ritengo per nulla esperto, solo l'idea che mi son fatto nei testi letti è che personalmente mi limiterei a indagare queste 2 che dici qui sopra, ovvio che le nostre identificazioni saranno sempre un po' approssimate a questi livelli. Per andare oltre bisogna fare come prima: il punto di riferimento che avevo trovato in passato per questo genere è per lo meno piuttosto chiaro e moderno (
Sinetra).
Le cose che dico al riguardo sono in genere "farina riassunta da quel sacco", vacci a guardare perché ci sono disegni che sono più chiari delle mie parole e tra l'altro talvolta mi confondo visto l'intricatezza dell'argomento.
T. diomedeum dovrebbe distinguersi per il peziolo che visto dall'alto è più allargato in confronto a
T. semilaeve, la chiave purtroppo pare molto più evidente nelle regine che nelle operaie. In ogni caso
T. semilaeve,
T. diomedeum e
T. punctatum sono tutte specie molto affini e facilmente confondibili: brevemente a confronto con le prime, le operaie della seconda sono descritte come più robuste e lucide, mentre quelle della terza più minute e lucide. Al di là del peziolo, mi verrebbe quindi da supporre le tue più corrispondenti alle prime, vista l'evidente pelosità che presentano persino rispetto alle imagini di Antweb. Ovviamente lungi da essere un'identificazione precisa: questa è molto una supposizione.
enrico ha scritto:Per Tapinoma, invece, ho trovato
questo..potrebbe essere d'aiuto avendo le foto adatte. Secondo la checklist tuttavia oltre
T. erraticum e
T. simrothi si dovrebbe tener conto anche di
T. madeirense 
.
Sì parlano delle stesse chiavi che ti avevo accennato nel precedente intervento: io le ho prese dal
Bernard (pag. 254) a cui avevo messo il collegamento e mi parevano piuttosto esclusive e chiare (anche là se vai a guardare ci sono i disegni, guarda anche i
funicoli antennali che tu non hai foto ridotte). Se ho letto bene gli articoli recenti
T. madeirense è affine a
T. erraticum (valgono le stesse chiavi solo l'incisione clipeale è un po' meno pronunciata nella precedente) quindi se abbiamo supposto giusto quando avrai una foto della rientranza del clipeo potrai escluderla con più sicurezza. Nel peggiore dei casi riapri il gioco fra quelle due affini soltanto, visto che la chiave precedente (forma epinoto) era chiara.
Te dici sia poco che sei arrivato fin qui grazie a queste foto?!

Per me è un gran risultato permettersi di giungere a 3 candidati a livello specie come nei tuoi casi, la media delle foto da noi è tanto se ti fa arrivare al genere!
enrico ha scritto:Insomma forse qualcosa riusciamo a fare ma non so quanto, a meno di inviare campioni ma mi sembrerebbe non necessario

.. che ne pensi?
Penso che un minimo si riesca a fare sì! Ti ho scritto proprio per incoraggiarti,

perché se riesco io senza confondermi troppo a pescare qualche chiave dai testi che non ho mai tempo di leggere, tu con le osservazioni che fai e quello che riesci a tirar fuori come foto a risoluzione non ridotta non dovresti faticare troppo a stringere un po' il campo.
Realisticamente comunque non adremo lontano quanto con un microscopio (o inviando i campioni a un mirmecologo): è tutt'altra cosa poter usare quello invece di macro foto, ma a me spesso lo stereo-microscopio più che altro conferma e rassicura quando qualche supposizione già la ricavo con mezzi tipo i tuoi.
Nel caso peggiore e se ci tieni, fai arrivare i campioni ad Entomodena quando c'è qualche esperto per avere conferme sicure e non ipotesi incerte come le nostre, che non potranno essere mai per forza di cose sicure!
