Ciao.
Questa cosa è già stata pensata, ma è una operazione così lunga e con risultati così incerti, che non si può pensare di mettersi al lavoro preparando una colonia a questo scopo; come già ha fatto notare Luk93, le formiche sono anarchiche, fanno quello che vogliono, e le loro prime nemiche sono le altre formiche, quindi non si può "inserire in ambiente” una formica che non sia già autoctona, a meno che non abbia di per sé un potenziale combattivo tale da sbaragliare ogni avversario.
Mi sembra che sia stato già fatto con la formica argentina!!!
In alcuni paesi sono ben accette quindi le specie dominanti che non vadano a creare più danno dei vantaggi che portano.
Oecophylla è ben tollerata in oriente perché distrugge tutti gli insetti che si posano sulle piante dove nidifica, senza danneggiare particolarmente i frutteti, sempre che non si consideri danno il suo allevamento di afidi e cocciniglie! Peccato che distrugge TUTTI gli altri insetti, anche quelli utili.
Puoi leggere qualcosa di interessante sull'interazione tra formiche e piante sul bel libro di Grasso "Il formicaio intelligente”, dove illustra le recenti scoperte dei vantaggi che piante e formiche apportano reciprocamente, anche nel nostro paese. Forse questo ti darà idee più precise sui limiti e le possibilità dell'idea di usare le formiche come controllo naturale.
Per giocare, ti elenco le prime difficoltà che mi vengono in mente con le specie che hai citato.
Diciamo che hanno tutte controindicazioni dovute alla loro stessa natura, e sono facili da intuire.
Manica rubida è una formica che vive bene solo in montagna. Inoltre le sue colonie non sono così popolose da pensare a un suo utilizzo a questo scopo, ed è una formica lenta, che caccia a terra, non adatta a salire sugli alberi.
Stesso dicasi per il Gruppo
rufa, che esercita sì un forte controllo sugli insetti del suo ambiente, tanto che sarebbe strategicamente adatta, ma non scende né si ambienta alla pianura o alla media collina. Necessita di suoli acidi e comunque è protetta e difficile da allevare.
Pheidole come hai già sottolineato è troppo piccola, esiste già in natura in grandi colonie, ma essendo onnivora, sarebbe attratta da insetti e frutta allo stesso tempo. Inoltre non è una cacciatrice! E' una spazzina!
Forse
F. sanguinea è la sola che si avvicina allo scopo. Grande cacciatrice, esercita il suo potere militare su altre formiche e non si spaventa facilmente. La raccolta di melata dagli afidi sarebbe compensata da una vera capacità venatoria paragonabile a quella della formica dei boschi, anche se su scala ridotta perché le sue colonie non sono collegate in rete. Avresti solo un formicaio che controlla un orto, o un piccolo appezzamento, ma solo dopo anni e anni farebbe veramente la differenza. Quanta differenza a livello ecologico ed economico però non te lo so dire, troppe variabili.
Questo per giocare con la fantasia.
Nella realtà, nessuna colonia di formiche che tu possa liberare in natura, resterebbe a lungo dentro un nido artificiale. L'esempio delle mie
Messor è assolutamente anomalo, causato probabilmente dalla impossibilità della regina di uscire dal nido e dai ridotti spazi in cui ricreare un nido alternativo migliore.
Di fatto, le mie formiche non trovavano, lì attorno, uno spazio adatto alle loro caratteristiche in cui poter migrare.
Se apri un nido artificiale di
F. sanuinea in un orto, lo perdi in mezza giornata.
Certo che si vanno ad installare da qualche parte lì attorno, ma non le controlli, vanno dove vogliono loro e comunque, per avere un nido che controlli gli insetti di un terreno agricolo, dovresti avere più nidi sparsi strategicamente sul territorio. Le
Formica controllano un territorio vasto (per loro), ma solo di una ventina di metri quadrati e solo se la colonia conta diverse migliaia di operaie. La singola operaia che si allontana di più non conta, perché diventa una cacciatrice solitaria e cattura a caso insetti piccoli, ma soprattutto sul terreno, non so sugli alberi.
Detto questo, non è che avere un formicaio attivo in un campo o in un orto sia del tutto inutile, ma io penso che solo organismi complessi con centinaia di migliaia di operaie (
rufa, Oecophylla, Linepithema, Dorylus...) possano esercitare un vero controllo ambientale, un controllo che sia avvertito dall'uomo a livello "economico”. Altrimenti sono ben inserite nell'ambiente, sono ottime spazzine, ma la pressione sulla fauna è piccola, confrontata coi nostri bisogni di produzione!
Questo è quello che penso, ma mi farebbe piacere venire smentito!
E' che il nostro ambiente è talmente un delicato equilibrio, che tutto quello che facciamo per alterarlo, rischia di trasformarsi in un danno, più che in un vantaggio. La natura ha fatto tutto giusto già da sola, e se adesso sentiamo il bisogno di controllare"ecologicamente” il suo equilibrio, è solo perché prima siamo arrivati noi ad alterarlo...